CBD e cannabinoidi: valido supporto in caso di dermatite e prurito nel cane e nel gatto

Prurito persistente, arrossamento della pelle, leccamento continuo, perdita di pelo e infezioni cutanee ricorrenti sono problemi frequenti nei cani e nei gatti affetti da patologie dermatologiche. Tra queste, la dermatite atopica rappresenta una delle condizioni più comuni e può compromettere in modo significativo il benessere dell’animale e la qualità della vita della famiglia che se ne prende cura.

Negli ultimi anni, accanto alle terapie tradizionali, la ricerca scientifica ha rivolto crescente attenzione ai fitocannabinoidi, sostanze naturali estratte dalla Cannabis sativa, per il loro possibile ruolo nel supportare la salute della cute. In particolare, il cannabidiolo (CBD) è oggi uno dei composti più studiati grazie alle sue potenziali proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e antipruriginose, senza gli effetti psicotropi associati al THC.
Sebbene le evidenze disponibili siano ancora in evoluzione e siano necessari ulteriori studi clinici, i risultati ottenuti finora suggeriscono che il CBD possa rappresentare un valido supporto nella gestione di alcune patologie dermatologiche del cane e del gatto, sempre all’interno di un piano terapeutico definito dal Medico Veterinario.

In questo articolo vedremo come funziona il sistema endocannabinoide della pelle, quali sono i possibili benefici del CBD nella dermatite del cane e del gatto, quale ruolo può avere nel controllo del prurito e perché è fondamentale affidarsi a un professionista esperto in medicina veterinaria integrata e cannabinoidi.

Il sistema endocannabinoide cutaneo

Per comprendere perché oggi si parla sempre più spesso di CBD e cannabinoidi in dermatologia veterinaria, è utile conoscere il ruolo del sistema endocannabinoide, un complesso sistema di comunicazione presente naturalmente nell’organismo dei mammiferi.

Questo sistema è costituito da tre elementi principali:

  • endocannabinoidi, molecole prodotte dall’organismo;
  • recettori cannabinoidi, principalmente CB1 e CB2;
  • enzimi responsabili della sintesi e della degradazione degli endocannabinoidi.

Se inizialmente il sistema endocannabinoide è stato studiato soprattutto per il suo ruolo nel sistema nervoso e nella modulazione del dolore, oggi sappiamo che è presente anche nella pelle, dove contribuisce al mantenimento dell’equilibrio fisiologico della cute.

I recettori CB1 e CB2 sono stati identificati in numerose strutture cutanee, tra cui:

  • cheratinociti;
  • fibroblasti;
  • follicoli piliferi;
  • fibre nervose cutanee;
  • melanociti;
  • ghiandole cutanee;
  • cellule del sistema immunitario presenti nella pelle.

Questa distribuzione così ampia permette al sistema endocannabinoide di intervenire nella regolazione di numerosi processi biologici fondamentali, tra cui:

  • mantenimento della barriera cutanea;
  • risposta infiammatoria;
  • attività del sistema immunitario;
  • proliferazione e differenziazione cellulare;
  • produzione di sebo;
  • crescita del pelo;
  • percezione del prurito.

Quando questo delicato equilibrio viene alterato, possono comparire diverse patologie dermatologiche, come dermatite atopica, prurito cronico, seborrea e alterazioni della crescita del mantello.
È proprio in questo contesto che il CBD sta suscitando un crescente interesse nella ricerca scientifica. Pur non sostituendo le terapie convenzionali, il cannabidiolo sembra infatti essere in grado di modulare diversi meccanismi coinvolti nell’infiammazione cutanea e nella sensazione di prurito, contribuendo a sostenere il naturale equilibrio della pelle.

Come il CBD può supportare il trattamento della dermatite nel cane e nel gatto

La dermatite atopica è una malattia infiammatoria cronica della pelle che interessa frequentemente il cane e, seppur con caratteristiche diverse, può colpire anche il gatto. Si tratta di una patologia complessa, nella quale intervengono numerosi fattori: predisposizione genetica, alterazione della barriera cutanea, risposta immunitaria anomala, squilibri del microbiota e fattori ambientali.

Per questo motivo, il suo trattamento richiede spesso un approccio multimodale, che può comprendere il controllo degli allergeni, la gestione delle infezioni secondarie, il supporto nutrizionale e, quando indicato, l’impiego di farmaci e sostanze naturali in grado di modulare l’infiammazione.
In questo contesto, il CBD nella dermatite del cane e del gatto rappresenta oggi uno dei campi di ricerca più promettenti della medicina veterinaria integrata.

Il CBD non è una cura, ma un possibile supporto terapeutico

È importante chiarire un aspetto fondamentale: allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, il CBD non rappresenta una terapia risolutiva della dermatite atopica.
Le evidenze disponibili suggeriscono però che possa contribuire a modulare alcuni dei meccanismi biologici coinvolti nella malattia, favorendo il mantenimento dell’equilibrio cutaneo e supportando le terapie tradizionali.
Il suo impiego deve quindi essere sempre valutato all’interno di un piano terapeutico personalizzato, elaborato dal Medico Veterinario.

Un’azione antinfiammatoria su più livelli

L’infiammazione rappresenta uno dei principali meccanismi responsabili delle manifestazioni cliniche della dermatite.
Numerosi studi hanno evidenziato come il CBD sia in grado di interagire con il sistema endocannabinoide e con altri sistemi di regolazione cellulare coinvolti nella risposta infiammatoria.

In particolare, il cannabidiolo sembra:

  • contribuire alla modulazione dell’attività dei recettori CB1 e CB2;
  • attivare i recettori PPAR-γ, coinvolti nei processi antinfiammatori e nella protezione cellulare;
  • ridurre l’attivazione di mediatori dell’infiammazione come NF-κB;
  • esercitare un’importante attività antiossidante, limitando i danni provocati dallo stress ossidativo.

Questi effetti potrebbero contribuire a ridurre il circolo vizioso che mantiene l’infiammazione cronica della cute.

Protezione della barriera cutanea

Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca riguarda la capacità del CBD di sostenere la funzione di barriera della pelle.
La cute rappresenta infatti il primo sistema di difesa dell’organismo contro agenti esterni come allergeni, microrganismi e sostanze irritanti. Quando questa barriera si altera, aumenta la perdita di acqua e diventa più facile la penetrazione di sostanze che alimentano l’infiammazione.
Alcuni studi sperimentali hanno dimostrato che il CBD è in grado di proteggere i cheratinociti dai danni provocati dallo stress ossidativo e di contribuire a preservare l’integrità delle membrane cellulari.
Sebbene questi risultati richiedano ulteriori conferme cliniche, suggeriscono un possibile ruolo del CBD nel favorire il mantenimento di una barriera cutanea più efficiente.

Un possibile aiuto anche contro le infezioni cutanee

Nei cani affetti da dermatite atopica è frequente lo sviluppo di infezioni batteriche secondarie, favorite dall’infiammazione cronica e dal continuo grattamento.
La letteratura riporta che alcuni fitocannabinoidi, tra cui il CBD e il cannabigerolo (CBG), mostrano attività nei confronti di batteri Gram-positivi come Staphylococcus aureus.
Questi risultati sono interessanti dal punto di vista scientifico, ma non significano che il CBD possa sostituire gli antibiotici quando è presente un’infezione batterica. Piuttosto, aprono nuove prospettive di ricerca sul suo possibile impiego come supporto nella gestione delle patologie dermatologiche.

CBD per il prurito di cane e gatto

Il prurito è uno dei sintomi più frequenti e debilitanti delle malattie dermatologiche del cane e del gatto. Quando diventa cronico, può compromettere significativamente la qualità di vita dell’animale, inducendolo a grattarsi, mordicchiarsi o leccarsi in modo insistente. Questo comportamento, oltre a causare disagio, può aggravare le lesioni cutanee e favorire l’insorgenza di infezioni secondarie.

Negli ultimi anni, il ruolo del sistema endocannabinoide nella regolazione del prurito ha suscitato un crescente interesse nella ricerca scientifica. La sensazione di prurito nasce infatti da una complessa comunicazione tra terminazioni nervose, cellule immunitarie e cellule della pelle, un processo nel quale il sistema endocannabinoide sembra svolgere un’importante funzione di modulazione.

I fitocannabinoidi, e in particolare il CBD, potrebbero contribuire ad attenuare il prurito attraverso diversi meccanismi d’azione: modulando la risposta infiammatoria, influenzando l’attività delle cellule immunitarie e interagendo con specifici recettori coinvolti nella trasmissione dello stimolo pruriginoso. Alcuni studi suggeriscono inoltre che il CBD possa contribuire a ridurre l’ipersensibilità delle terminazioni nervose cutanee, aiutando a interrompere il circolo vizioso tra infiammazione e prurito.

Le conoscenze disponibili sul CBD per il prurito del cane sono oggi più numerose rispetto a quelle relative al gatto, ma il sistema endocannabinoide cutaneo è presente in entrambe le specie e i meccanismi biologici sembrano essere simili. Per questo motivo, il CBD per il prurito del gatto rappresenta un ambito di ricerca in continua evoluzione e di crescente interesse in dermatologia veterinaria.

gatto che si gratta, indice di prurito

Altri potenziali benefici del CBD in dermatologia veterinaria

Oltre al possibile ruolo nel supporto della dermatite e del prurito, la ricerca scientifica sta esplorando l’impiego del CBD anche in altre condizioni dermatologiche del cane e del gatto.

Supporto alla guarigione della cute

La guarigione di una lesione cutanea è un processo complesso che coinvolge infiammazione, proliferazione cellulare e rimodellamento dei tessuti. Il sistema endocannabinoide partecipa alla regolazione di questi meccanismi, influenzando la funzione dei fibroblasti, la proliferazione delle cellule epidermiche e la risposta infiammatoria locale. Per questo motivo, alcuni ricercatori ipotizzano che il CBD possa favorire i naturali processi di riparazione della pelle, sebbene siano necessari ulteriori studi clinici per confermarne l’efficacia.

Controllo della produzione di sebo

Anche la seborrea, caratterizzata da un’eccessiva o alterata produzione di sebo, potrebbe beneficiare della modulazione del sistema endocannabinoide. Studi sperimentali hanno dimostrato che il CBD è in grado di influenzare l’attività delle ghiandole sebacee, contribuendo a normalizzare la produzione di sebo e a ridurre i processi infiammatori associati. Tuttavia, queste evidenze derivano principalmente da studi in vitro e richiedono ulteriori conferme nella pratica clinica veterinaria.

Crescita del mantello: un ambito ancora da approfondire

I recettori del sistema endocannabinoide sono presenti anche nei follicoli piliferi, suggerendo un possibile coinvolgimento nella regolazione della crescita del pelo. Sebbene questa osservazione abbia aperto nuove prospettive di ricerca sul trattamento di alcune forme di alopecia, le conoscenze attuali sono ancora limitate e non consentono di trarre conclusioni definitive sull’efficacia del CBD in questo ambito.


Nel complesso, gli studi pubblicati finora indicano che il sistema endocannabinoide rappresenta un interessante bersaglio terapeutico in dermatologia veterinaria. Tuttavia, è importante sottolineare che molte delle evidenze disponibili sono ancora preliminari e che il CBD deve essere considerato un supporto terapeutico, da integrare all’interno di un piano di trattamento personalizzato e mai come sostituto delle terapie veterinarie consolidate.

Perché è importante rivolgersi a un Medico Veterinario esperto in cannabinoidi

Sebbene le conoscenze sul ruolo del CBD nelle patologie dermatologiche del cane e del gatto siano in continua crescita, il suo utilizzo richiede sempre una valutazione clinica approfondita.
Dermatite, prurito e altre malattie della pelle possono infatti avere origini molto diverse tra loro: allergie ambientali o alimentari, infestazioni parassitarie, infezioni batteriche o fungine, alterazioni endocrine, malattie autoimmuni o altre condizioni sistemiche. Individuare la causa del problema rappresenta il primo passo per impostare un trattamento efficace.
In questo contesto, il CBD non deve essere considerato una soluzione universale, ma un possibile supporto terapeutico da inserire, quando indicato, all’interno di un piano di cura personalizzato.

Un Medico Veterinario esperto in cannabinoidi è in grado di valutare se il loro impiego sia realmente appropriato per il singolo paziente, tenendo conto di numerosi fattori, tra cui:

  • la diagnosi dermatologica;
  • l’età e lo stato di salute generale dell’animale;
  • eventuali patologie concomitanti;
  • le terapie già in corso;
  • il prodotto più idoneo e le modalità di somministrazione.
flacone con olio di cbd

L’obiettivo non è sostituire le terapie convenzionali, ma integrarle quando questo può offrire un beneficio concreto per l’animale, adottando un approccio basato sulle evidenze scientifiche e sulla medicina veterinaria personalizzata.
Inoltre, è importante ricordare che non tutti i prodotti a base di CBD sono uguali. La qualità delle materie prime, il processo produttivo, la concentrazione dei fitocannabinoidi e la presenza di certificazioni rappresentano aspetti fondamentali per garantire sicurezza, qualità e riproducibilità del trattamento.

Per questo motivo, è sempre consigliabile evitare il ricorso a prodotti acquistati autonomamente senza il supporto del Medico Veterinario, che saprà indicare le soluzioni più appropriate in base alle esigenze specifiche del cane o del gatto.

In conclusione...

Negli ultimi anni, il crescente interesse della ricerca nei confronti del sistema endocannabinoide ha aperto nuove prospettive anche in dermatologia veterinaria. Le evidenze disponibili suggeriscono che il CBD possa contribuire a modulare alcuni dei principali meccanismi coinvolti nella dermatite, nel prurito e in altre patologie cutanee del cane e del gatto, grazie alla sua azione sul sistema endocannabinoide, sulla risposta infiammatoria e sul mantenimento dell’omeostasi della pelle.
Tuttavia, è importante interpretare questi risultati con equilibrio. Sebbene i dati disponibili siano promettenti, la ricerca è ancora in evoluzione e sono necessari ulteriori studi clinici per definire con maggiore precisione le indicazioni, i protocolli di utilizzo e gli effetti a lungo termine del CBD nelle diverse patologie dermatologiche.
Per questo motivo, il suo impiego dovrebbe avvenire sempre sotto la guida di un Medico Veterinario, che potrà valutare se e come integrare i fitocannabinoidi all’interno di un percorso terapeutico personalizzato, costruito sulle reali esigenze dell’animale.
Quando inserito in modo appropriato, il CBD può rappresentare uno strumento in più a disposizione della medicina veterinaria integrata, con l’obiettivo di migliorare il benessere e la qualità di vita di cani e gatti affetti da malattie della pelle.

CBD in dermatologia veterinaria: le domande più frequenti (FAQ)

No. Attualmente non esistono evidenze scientifiche che dimostrino che il CBD possa curare la dermatite. Gli studi disponibili suggeriscono che possa contribuire a modulare alcuni meccanismi coinvolti nell'infiammazione e nel prurito, rappresentando un possibile supporto terapeutico da integrare, quando indicato, in un piano di trattamento personalizzato predisposto dal Medico Veterinario.

Le ricerche suggeriscono che il CBD possa contribuire ad alleviare il prurito modulando il sistema endocannabinoide, la risposta infiammatoria e alcuni recettori coinvolti nella trasmissione dello stimolo pruriginoso. Tuttavia, il suo utilizzo non sostituisce le terapie necessarie per trattare la causa del prurito e deve essere sempre valutato dal Medico Veterinario.

 

In alcuni casi sì, ma la decisione deve essere presa esclusivamente dal Medico Veterinario. Il CBD può interagire con alcuni farmaci e la sua eventuale integrazione nella terapia deve essere valutata in base alle condizioni cliniche dell'animale, alle terapie già in corso e agli obiettivi del trattamento.

 

Sì. Sebbene il sistema endocannabinoide sia presente in entrambe le specie, cane e gatto presentano differenze fisiologiche e metaboliche che possono influenzare la risposta ai fitocannabinoidi. Per questo motivo, il dosaggio e le modalità di utilizzo devono essere sempre stabiliti dal Medico Veterinario e non possono essere improvvisati o adattati da una specie all'altra.

 

È consigliabile richiedere una consulenza quando il cane o il gatto soffre di dermatite, prurito cronico o altre patologie cutanee e si desidera valutare l'impiego del CBD e dei cannabinoidi come possibile supporto terapeutico. Un Medico Veterinario esperto in cannabinoidi potrà verificare se questa opzione è indicata per il singolo paziente e inserirla, se appropriato, all'interno di un percorso terapeutico personalizzato e basato sulle evidenze scientifiche.

BIBLIOGRAFIA

  • Meineri, G. (2021). Potenziale terapeutico dei cannabinoidi nei problemi dermatologici del cane e del gatto. SUMMA animali da compagnia, n. 3, aprile 2021.
  • Torrisi, A. (2022). Dermatite atopica nei cani: effetti positivi di cannabidiolo e acido cannabidiolico. NutraPet Friends, 22 novembre 2022.
  • Turco, F. (2023). Il Potenziale del CBD nel trattamento dei cani. Cannabiscienza, 14 giugno 2023
 
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